thehandspoke

lettere alla pratica pratiche alla lettera

part confessional

part inside joke for a few close friends

Articoli recenti

Rileggo questi versi seduta al Bar di Palazzo delle Esposizioni…

30 agosto 2026

Come mi manca 
L’aroma 
Dell’olio celato 
Sotto le palpebre che non sanno. 

Come mi stanca 
Scoprirmi alla luce di Nova
D’inverno coperta 
In vero diversa 
Di nuovo 
Di tiepido languido fuoco

Come mi muovo 
Sotto la Volta dispersa
È l’unico modo  
L’unica terra che chiamo 
L’unica terra che chiamo Ricerca.
__________________________________

“Ho mal di testa!” Lamentava.
“È la ragione del dì di festa.” Rispondeva.
“Non sono onesta!” Insisteva.
“Se parli con le parole di una premessa.” Redarguiva.
“Voglio essere sincera!” Dichiarava.
“Senza chiedere permesso.” Esortava.
“Ma voglio esserlo passando…” Esordiva. 
“Dalla porta d’ingresso.” Concludeva.
__________________________________

La danza è il movimento di distanza  che lega Suono alla sua Immagine.
__________________________________

Rileggo questi versi seduta al Bar di Palazzo delle Esposizioni. 

Tornata a Roma, mi rendo conto che, lontana dalle Tele, quando non scrivevo la Tesi Costretta e cercavo invece un po’ di conforto e calore nella Tesi Libera, la mano finiva per abbandonare la prosa. Credo che, in questo passaggio, ci sia un nesso logico, seppure inconscio. 

Certo è che il verso poetico è, per sua natura, di gran lunga più impegnativo della prosa. 

La mia mano ha conosciuto i versi quando ho iniziato a scrivere canzoni, senza impegno. Poi ha continuato a buttarli giù nel tentativo di avvicinarsi, attraverso la parola, a quella che è la mia pratica pittorica. La parola poetica, per me, è sempre stata in funzione di – della musica quando scrivo canzoni; della pittura quando dipingo.

Qui, più che versi autonomi, credo siano un tentativo di estendere al linguaggio verbale l’esperienza del pensiero pittorico.

Rainer Maria Rilke ne I Quaderni di Malte Laurids Brigge (1910) scrive:

Oh, ma con i versi si fa ben poco, quando li si scrive troppo presto. Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita e meglio una lunga vita, e poi, proprio alla fine, forse si riuscirebbe poi a scrivere dieci righe che fossero buone. Poiché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si hanno già presto), sono esperienze.”

Ecco, lungi dal considerarmi anche solo lontanamente una poetessa, credo che l’esperienza di cui parla Rilke sia, per me, qualcosa di più vicino alla pratica pittorica.

Commenti

Lascia un commento