Pensiero che devo mettere da qualche parte: l’Accademia – almeno quella che ho conosciuto io – si è dimenticata del potere politico della poesia. Dicono: “L’arte oggi deve essere politica”. Io credo che l’arte sia per sua natura implicitamente politica: è il suo valore poetico che la rende politica. Questo imperativo politico è intriso di moralismo borghese e punta il dito all’interlocutore sbagliato. Avrei potuto sfruttare il mio essere donna, la mia neuro-divergenza, nella mia pratica artistica, ma questo – oltre a non definirmi, e tantomeno leggitimarmi, in quanto artista – avrebbe ristretto il mio campo d’azione. Non me ne frega un cazzo di cosa “funziona”! Viva la poesia e viva l’abbandono del becero informazionismo! Non voglio comunicare messaggi, non ne ho le competenze. Voglio amare e poi cambiare.

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